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Anna Maria Farabbi

Il lussuoso arazzo di Madame d'Aulnoy

Sette fiabe di Marie-Cathérine Jumel de Barneville

Marie-Cathérine Jumel de Barneville, baronessa d’Aulnoy, una delle più straordinarie scrittrici di ogni tempo, è famosissima tra i suoi contemporanei.


Marie-Cathérine Jumel de Barneville, baronessa d’Aulnoy, è una delle più straordinarie scrittrici di ogni tempo, famosissima tra i suoi contemporanei, non solo per i suoi romanzi e per le fiabe, ma anche per la sua vita eccentrica, avventurosa, passionale, intessuta di amanti, fughe, prigionia, salotti letterari, viaggi tra Spagna, Inghilterra e Francia. Riconosciuta per la sua eccellenza prima penna alla corte di Luigi XIV, segna una scrittura originale, privilegiando l’identità femminile, nei diritti alla propria libertà di azione e di scelta, e rovesciando le coordinate del potere regale e nobiliare. Una femminista rivoluzionaria, quindi, che personalizza e rinnova gli ingredienti stilistici e tematici della narrativa del seicento.

Vengono qui presentate sette fiabe, di cui sei inedite, proprio per riportare in luce la sua attuale narrazione che, dagli abbaglianti, aurei regni fantastici, propone essenze interiori, così amate da Cristina Campo.

Della vita di Madame d’Aulnoy ci restano pochi segni, non tutti documentati. Nasce a Barneville in Normandia nel 1650 (51?). La sua famiglia è piuttosto agiata. Morto il padre, si sposa a quindici anni con il quarantenne, François de La Motte, barone d’Aulnoy. Matrimonio inquieto, con cinque maternità (di cui due illegittime), culminante, dopo solo quattro anni, con l’arresto di lui a Luxembourg, per l’accusa di lesa maestà. In modo non documentabile ma attendibile, la giovane sposa sarebbe stata d’accordo con la madre e con due calunniatori amanti nel tessere una trappola infernale ai danni del marito. Ad un passo dalla ghigliottina, il coniuge prova la sua innocenza e, sotto tortura, uno dei complici confessa l’esasperazione e la regia di Madame d’Aulnoy. I due vengono decapitati mentre madre e figlia scappano. Inseguita, la scrittrice sarebbe sfuggita ad un ufficiale di polizia fino a trovare rifugio sotto un catafalco, per poi scomparire in Spagna e forse in Inghilterra. Certo è che nel 1676, a Parigi avviene la nascita del suo quinto figlio. Riappare di nuovo in Francia, da dove forse non si è mai mossa, e per la qualità e il successo della sua produzione letteraria, viene chiamata e inneggiata a corte. La sua prigionia separazione nella Conciergerie, l’internamento in un convento per scontare la colpa, il nuovo matrimonio con un giovane di Guascogna, ormai vedova e cinquantenne, sono alcune tra le labili tracce biografiche per un inquietante e suggestivo ritratto di femminilità esuberante, eccentrica, audace, seducente e caparbia. La sua straordinaria abilità linguistica emerge nella conversazione, brillantemente praticata, oltre che a corte, nella sua casa di Parigi o nei molti salotti letterari della capitale. Lei stessa ne terrà uno proprio, tra amici, conoscenti e noti narratori. Per queste qualità le viene assegnato, con il nome di Clio e il soprannome di Eloquente, il titolo di membro dell’Accademia dei Ricoverati di Padova. Muore il 12 o il 13 gennaio del 1705 nella sua casa parigina di rue Saint Benoist nel Faubourg Saint Germain.

  • italiano
  • 2009
  • pp 212
  • EUR 17,00
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